Ikigai è una parola giapponese che viene tradotta come “ragione di vita” o “ragion d’essere”, in altre parole la ragione per cui svegliarsi al mattino. I giapponesi credono che ognuno di noi abbia dentro di sé il proprio ikigai ed è essenziale scoprirlo, farlo nostro. Solo così possiamo impegnarci al meglio e affrontare qualsiasi difficoltà si dovesse presentare.
Pochi principi psicologici ed esistenziali sono semplici ed insieme essenziali nella nostra vita come questo concetto. Trovare un senso alla propria esistenza, avere dei propositi nella vita è fondamentale per allontanare la disperazione ed è, soprattutto, un’efficace forma terapeutica per combattere una delle malattie più diffuse al giorno d’oggi: la depressione.
Potremmo affrontare gran parte dei nostri problemi psicologici con il nostro ikigai a volte nascosto, represso, zittito, così da recuperare le forze, l’energia, la motivazione. Si sa, ad esempio, che buona parte dei nostri disturbi affettivi migliorano quando iniziamo ad impegnarci per noi stessi, facendo semplicemente quello che ci piace, che ci identifica.
Tutti questi pensieri positivi agiscono come veri ammortizzatori delle idee suicide, delle convizioni limitanti e anche delle paure. Tuttavia, e questo lo sappiamo bene, non è per niente facile impegnarci per il nostro ikigai, per i nostri propositi vitali. I giapponesi ci ricordano che dobbiamo essere come dei guerrieri leali ed energici con uno scopo ben preciso, quello di mantenere la nostra integrità e l’affinità con noi stessi.
Sebastian Marshall è un famoso scrittore che qualche anno fa ha pubblicato un libro dal titolo molto semplice: Ikigai. Tra tutte le pubblicazioni su questo argomento, il contributo di Marshall è senza dubbio quello che ha avuto un maggior impatto e forse quello che più si allontana dai principi semplicistici associati alla crescita personale.
Per prima cosa, l’autore ci spiega che il nostro mondo è pieno di difficoltà. Fin da piccoli la società ci invita ad essere felici, ma a mano a mano che cresciamo incontriamo un ostacolo dopo l’altro.La prima lezione che dobbiamo imparare è di non aspirare alla presunta felicità degli altri. La maggior parte delle volte non è reale. Se ci ossessioniamo con l’idea di avere e fare quello che hanno e fanno gli altri, diventeremmo come il 99% della popolazione. Se, al contrario, osiamo e agiamo in base ai nostri sogni, desideri e propositi di vita, allora saremo unici, saremo quell’1% che aspira a una soddisfazione autentica.
Una cosa simile si ottiene solo uscendo dal tunnel della passività e trovando il proprio ikigai. Una volta chiarita e definita questa ragione di vita, infatti, accadranno diverse cose. Innanzitutto, saremo degli anticonformisti ed è una cosa positiva. In secondo luogo, saremo finalmente consapevoli del nostro potenziale per trasformarlo in “materiale esplosivo” ed uscire definitivamente da un ambiente desolato dove cresce solo una cosa: il malessere.
Magari a molti di voi questa domanda risulterà ironica. Chi non conosce le sue ragioni di vita? Per quanto possa sembrare strano, però, non tutti le hanno ben chiare, anzi, il più delle volte le persone hanno traguardi, ideali e obiettivi un po’ distorti o impregnati di valori che non appartengono loro. Il peso dell’educazione, della famiglia e dell’ambiente sociale ci influenzano in un modo di cui non siamo sempre consapevoli.
L’ikigai è sempre presente, anche se a volte non ci impegniamo abbastanza per raggiungerlo, anzi, scegliamo di zittirlo e ignorarlo perché siamo convinti di non avere la comprensione di chi ci circonda, ma solo critiche.Dobbiamo smettere di posticipare i propositi che calmano la nostra anima, le nostre necessità, i piaceri e le passioni che ci identificano e che alla fine potrebbero definire il nostro stile di vita. Non è facile riuscirci, ma bisogna provarci. Vi spieghiamo come.
L’ikigai è dato dall’intersezione di quattro dimensioni di base: la propria passione, la propria vocazione, la propria professione e, infine, la propria missione di vita. Per chiarire ognuno di questi aspetti, è utile seguire queste strategie:
In conclusione, se ancora non avete trovato il vostro ikigai, non preoccupatevi, non succede nulla. A volte nel corso del nostro viaggio quotidiano, questo risveglio è talmente intenso che non c’è via di ritorno. A quel punto, non avremo altra opzione se non seguirlo, farlo nostro.
Source: lamenteemeravigliosa.it
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